Controversie alla Biennale di Venezia: ispettori indagano sul Padiglione russo
Ieri, l’arrivo degli ispettori del ministero della Cultura alla Biennale di Venezia ha segnato un possibile commissariamento legato alla presenza del Padiglione russo all’imminente Esposizione Arte, che avrà luogo dal 9 maggio. Questa situazione è ritenuta “incompatibile” con le attuali relazioni diplomatiche europee, aggravate dalla guerra in Ucraina e dalla crescente esclusione dell’arte russa. Il commissario Ue alla cultura, Glenn Micallef, ha già annunciato un boicottaggio e l’intenzione di ritirare il sostegno europeo, riporta Attuale.
L’incontro con gli ispettori evidenzia una frattura nel panorama culturale italiano, dove il ministro Alessandro Giuli sostiene una posizione ferme contro la Russia sull’invasione dell’Ucraina. Questa posizione è sostenuta dalla Presidenza della Repubblica e da quasi tutta la classe politica, eccetto Lega e 5 Stelle. Al contrario, il presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, sembra incline a preservare la mostra da censure, garantendo il rispetto delle normative nazionali e internazionali, come ribadito dalla Fondazione Biennale.
Gli ispettori, giunti presso Ca’ Giustinian, non stanno solo esaminando l’allestimento del Padiglione russo, il quale, secondo le precedenti indagini, non avrebbe mostrato irregolarità. Ora, sotto revisione ci sono tutti i fascicoli relativi ai Paesi etichettati come sensibili, inclusi Israele e Iran. La giuria aveva già dichiarato che non avrebbe assegnato premi alle partecipazioni di nazioni accusate di crimini contro l’umanità. Il focus è sulla correttezza dell’intero processo decisionale riguardante l’edizione 2026 dell’Esposizione Internazionale d’Arte.
Dall’aula di Strasburgo, Micallef ha elogiato l’operato del ministro Giuli, affermando che l’invito alla Russia per riaprire il padiglione nazionale è “totalmente, profondamente incompatibile” con la posizione dell’Unione europea. Ha anche confermato la volontà dell’Agenzia europea per l’istruzione e la cultura di ritirare un contributo di due milioni di euro alla Biennale. In risposta, Carolina Morace, ex ct della nazionale di calcio femminile e europarlamentare del 5 Stelle, ha definito questa decisione “una forzatura politica, una censura”, sostenendo che l’Ue non promuove la pace ma piuttosto una continua escalation di conflitto. Contemporaneamente, l’ex governatore veneto Luca Zaia ha richiesto invano un “rispetto delle parti” che non comprometta il “ruolo” globale della Biennale.