Crisi del carburante a Cuba: l’embargo statunitense aggrava la situazione economica
Da gennaio, con il blocco dell’arrivo del petrolio a Cuba da parte dell’amministrazione statunitense di Donald Trump e l’inasprimento delle misure di embargo, la vita sull’isola è divenuta insostenibile. La mancanza di carburante sta bloccando i trasporti e le consegne, limitando le attività agricole e annullando praticamente il turismo, con gravi ripercussioni su ogni settore economico. Il petrolio era essenziale per alimentare le centrali elettriche, procurandosi blackout che raggiungono ora le 20-22 ore al giorno. Questa situazione sta complicando ulteriormente la crisi economica cubana, già in atto da anni, riporta Attuale.
In questo contesto, i cubani hanno dovuto adattarsi a nuove modalità di sopravvivenza. Con stipendi mensili che non coprono nemmeno una settimana di spese alimentari, l’affidamento sugli aiuti degli emigrati all’estero è diventato sempre più frequente, mentre molti cercano lavori alternativi per mantenersi.
Dal 2020, circa 2,5 milioni di cubani, quasi un quarto della popolazione totale, hanno lasciato l’isola. Chi è partito sostiene economicamente chi è rimasto, sebbene i trasferimenti di denaro siano complicati dalle politiche restrittive statunitensi. In risposta alla carenza di beni, sono emersi erosi “Amazon cubani”, piattaforme che consentono agli emigrati di ordinare prodotti online dagli Stati Uniti o dall’Europa e farli consegnare a Cuba.
Tra i più noti, Supermarket23, Cuballama e Envioscuba, permettono di ordinare generi alimentari e prodotti di prima necessità che vengono spediti a casa in tempi rapidi. Queste compagnie, spesso rifornite da invii dall’estero, utilizzano corrieri per la consegna ma hanno incontrato difficoltà a causa delle restrizioni statunitensi. Ristoratori e commercianti locali si sono adattati, con alcune aziende costrette a chiudere o limitare i propri servizi solo a beni consentiti dall’embargo.
In assenza di parenti all’estero, i cubani si trovano a fronteggiare una realtà economica insostenibile, cercando nuove fonti di sostentamento, attraverso lavori come l’agricoltura di sussistenza, la pesca e altre attività manuali. La crisi ha particolarmente colpito il settore turistico, che ha visto un drastico calo di visitatori e la partenza di numerose aziende straniere dall’isola.
Cuba si libera, quindi, di vincoli passati e si apre, sebbene lentamente, a un’economia di mercato e a capitali stranieri, ma le misure di embargo statunitensi continuano a ostacolare significativi miglioramenti economici. La situazione attuale sembra evocare la “crisi speciale” degli anni ’90, sebbene la gravità della crisi attuale sia senza precedenti.