Il Comitato dei rappresentanti permanenti dell’Unione europea ha raggiunto un’intesa sul ventunesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, che include la possibilità per la compagnia di navigazione greca Dynagas di continuare a trasportare gas naturale liquefatto russo verso Paesi terzi. L’esenzione, della durata di dodici mesi e rinnovabile, è stata concessa per ottenere il via libera di Atene all’intero pacchetto, dopo che la Grecia aveva bloccato la proposta originaria di vietare tali trasporti a partire da novembre 2027.
Lo ha annunciato il 23 luglio la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, dopo che la presidenza di turno del Consiglio aveva confermato l’accordo tra gli ambasciatori dei Ventisette. Il pacchetto prevede anche restrizioni nei confronti di altre 32 banche russe, misure contro società di criptovalute non ancora nominate, il congelamento per un anno del price cap sul petrolio russo a 44,1 dollari al barile e nuove disposizioni contro le navi che alimentano la cosiddetta flotta ombra di Mosca.
La partita sul gas e la resistenza greca
Il braccio di ferro si è consumato attorno alla società Dynagas, controllata dal miliardario greco Georgios Prokopiou e tra i principali vettori di Gnl russo. Secondo quanto riferito dal Financial Times, la flotta di Dynagas conta 27 navi metaniere, molte delle quali progettate per operare in condizioni artiche, ideali per i carichi provenienti dall’impianto Yamal Lng. Dall’inizio del 2025 la compagnia ha trasportato oltre 10 milioni di tonnellate di Gnl russo con 11 unità, completando 144 viaggi.
La proposta iniziale della Commissione prevedeva di chiudere ogni possibilità di trasporto di Gnl russo verso destinazioni extra-Ue dopo il 2027, ma Atene si è opposta con forza, difendendo gli interessi di un’azienda strategica per l’economia greca. L’intesa raggiunta autorizza Dynagas a proseguire le operazioni per almeno un anno, con la clausola di un possibile rinnovo, di fatto mantenendo aperto un canale di export energetico per Mosca.
Le critiche: un varco che finanzia la guerra
La deroga ha immediatamente sollevato perplessità tra quanti seguono l’efficacia della politica sanzionatoria europea. L’export di gas liquefatto costituisce per il Cremlino una fonte rilevante di valuta estera, indispensabile per compensare le perdite nel settore della raffinazione — colpite dagli attacchi ucraini — e per sostenere il bilancio statale, gravato dalle spese militari. Consentire a Dynagas di continuare a caricare Gnl russo significa lasciare alla Russia un’entrata significativa, proprio mentre l’Ue proclama di voler ridurre la capacità di Mosca di finanziare l’aggressione all’Ucraina, fanno notare analisti e osservatori.
Secondo queste valutazioni, il compromesso raggiunto con la Grecia indebolisce la coerenza del dispositivo sanzionatorio, perché introduce un’eccezione proprio nel settore più delicato, quello energetico. La decisione rischia inoltre di creare un precedente: se un grande Stato membro ottiene una deroga per proteggere una propria azienda, altri Paesi potrebbero invocare trattamenti simili, erodendo progressivamente l’integrità delle restrizioni decise all’unanimità.
L’equilibrio precario dell’unità europea
L’episodio evidenzia la tensione crescente tra la necessità di mantenere il consenso a Ventisette e l’obiettivo strategico di esercitare una pressione economica massima sulla Russia. La Commissione, pur avendo messo a punto un pacchetto che inasprisce le maglie finanziarie e logistiche contro Mosca, ha dovuto cedere su un punto ritenuto vitale da Atene, mostrando come la ricerca dell’unanimità possa rallentare o diluire l’impatto delle sanzioni.
Intanto, il testo concordato sarà sottoposto alla procedura scritta per l’adozione formale, dopodiché entrerà in vigore nei prossimi giorni. Resta da verificare se la deroga concessa a Dynagas sarà prorogata oltre i dodici mesi, alimentando un dibattito che va ben oltre il caso specifico e tocca la capacità dell’Unione di tenere insieme interessi nazionali e sicurezza collettiva.