Riconoscimento facciale con AI: rinviato il voto in Commissione Affari europei, Palazzo Chigi promette rispetto norme Ue

30.07.2026 13:55
Riconoscimento facciale con AI: rinviato il voto in Commissione Affari europei, Palazzo Chigi promette rispetto norme Ue

Il decreto sull’uso del riconoscimento facciale con intelligenza artificiale continua a generare dibattiti accesi riguardo all’identificazione biometrica in tempo reale nei luoghi pubblici e all’analisi retrospettiva dei dati. Oggi, un rinvio a sorpresa del voto in Commissione Affari europei della Camera, atteso per oggi, ha suscitato ulteriori polemiche, riporta Attuale.

Il decreto legislativo che regolamenta il riconoscimento facciale con intelligenza artificiale è oggetto di forte controversia. Ieri, durante la seduta della Commissione Politiche europee del Senato, si è assistito a una protesta da parte di Pd e M5s, i quali hanno abbandonato i lavori in segno di dissenso verso le decisioni della maggioranza. Oggi, il rinvio del voto in Commissione Affari europei ha suscitato la reazione della vicepresidente della Commissione, Marianna Madia, che ha definito la situazione «un fatto molto grave».

La nota di Palazzo Chigi

In seguito a questa situazione critica, Palazzo Chigi ha diramato una nota di chiarimento affermando che l’Italia rispetterà le normative europee: «Sul riconoscimento facciale negli spazi pubblici accessibili, l’Italia continuerà a rispettare la normativa europea, a partire dall’AI Act, come fatto finora, in coerenza con le garanzie costituzionali e dei diritti di libertà, la cui verifica spetta all’Autorità giudiziaria».

La normativa di riferimento

Il governo italiana ha basato il proprio intervento sul Regolamento (UE) 2024/1689, noto come AI Act, che stabilisce norme armonizzate riguardo all’uso dei sistemi di intelligenza artificiale per attività di polizia e responsabilità penale e civile. In questo contesto, il decreto disciplina le situazioni in cui le forze di polizia possono utilizzare sistemi di identificazione biometrica remota, sia in tempo reale sia a posteriori.

Cosa prevede il Decreto legislativo

Il decreto prevede che i dati biometrici vengano registrati e conservati in un database per un periodo di 7 giorni, trascorso il quale i dati saranno automaticamente eliminati. Tuttavia, se si verifica un reato entro questo arco temporale, la conservazione delle registrazioni sarà prolungata per scopi investigativi. L’obiettivo di tale misura, insieme all’analisi in tempo reale, è di assistere le forze dell’ordine nella prevenzione di attacchi terroristici e nella protezione della vita e dell’incolumità delle persone, oltre che nella ricerca di persone scomparse o vittime di sequestro.

Le richieste di utilizzare il riconoscimento facciale possono provenire da vari funzionari, tra cui il questore, i comandanti provinciali dell’Arma o della Guardia di finanza, responsabili di specifici servizi centrali, e il procuratore del Tribunale del capoluogo di distretto in cui si è ritenuto necessario prevenire o ricercare.

I punti contestati

Due punti principali sono al centro delle contestazioni. Il primo riguarda l’articolo 8, relativo all’identificazione biometrica remota in tempo reale nei luoghi pubblici. Il secondo è l’articolo 10, che regola l’uso del riconoscimento facciale “a posteriori”, consentendo l’applicazione dell’intelligenza artificiale su registrazioni già acquisite, anche risalenti a cinque anni prima.

Le opposizioni sollevano la questione dell’assenza di un controllo affidabile affidato a un’autorità terza, come un giudice di pace, dato che si prevede il coinvolgimento di un procuratore della Repubblica. È altresì prevista, in via ordinaria, l’autorizzazione preventiva tramite decreto motivato dall’autorità giudiziaria, specificando obiettivi, durata (non superando 15 giorni) e ambito dell’intervento. In caso di urgenza, le forze di polizia possono attivare immediatamente il sistema dopo una notifica orale al procuratore, con richiesta di autorizzazione da presentare entro 24 ore.

Il parere contrario delle forze di opposizione

La vicepresidente della Commissione affari europei, Marianna Madia di Italia Viva, ha sottolineato che il decreto sul quale il governo ha accelerato rispetterebbe solo parzialmente il quadro normativo di riferimento. Tra i punti critici, viene menzionata l’«autorizzazione all’uso dei dati facciali e biometrici assegnata non a un giudice, bensì a un procuratore», il quale potrebbe non garantire una terzietà. Inoltre, è contestata la possibilità di applicare il riconoscimento facciale “a posteriori” senza necessità di autorizzazione magistratuale, in evidente contrasto con il regolamento europeo.

Altri aspetti problematici evidenziati includono una definizione troppo generica di “identificazione dinamica” e la possibilità di creare un database biometrico di individui presenti in determinati luoghi o eventi, con il rischio che persone in spazi pubblici vengano schedati senza alcuna colpa. Questi elementi, secondo Madia, rendono l’adattamento italiano «inconciliabile con l’articolo 5 del Regolamento europeo sull’uso della IA». Anche il Pd e il M5s denunciano una «deriva pericolosa» e un Parlamento ridotto a «mera formalità», mentre Angelo Bonelli (Avs) ha definito questo scenario come una «inaccettabile profilazione di massa». In modo più ironico, Riccardo Magi di +Europa ha commentato: «Da Fratelli d’Italia a Grande Fratello d’Italia».

Il parere del Garante e dell’Ue

Il Garante della Privacy ha espresso un’opinione duplice sul tema. Da una parte, ha giudicato complessivamente coerente il testo proposto rispetto all’AI Act e alla legge delega n.132/2025. Dall’altra, ha evidenziato la necessità di chiarire il ruolo della supervisione umana nei sistemi di intelligenza artificiale. Ha inoltre espresso un parere negativo riguardo al trattamento automatizzato e generalizzato dei dati biometrici degli individui che accedono a spazi o eventi pubblici, sottolineando l’importanza di basarsi su registrazioni già acquisite in presenza di specifiche esigenze operative.

«Il riconoscimento facciale negli spazi pubblici accessibili è una pratica vietata dalla legge sull’IA (AI Act), applicabile già dal scorso anno e diventando esecutiva entro l’anno in corso. Non ci aspettiamo che l’IA permetta un controllo su dove ci muoviamo quotidianamente negli spazi pubblici accessibili, e questo rappresenta un chiaro divieto», ha affermato un portavoce della Commissione durante il briefing di metà giornata. Tuttavia, sono stati espressi riserve riguardo alla situazione italiana: «Non ho tutti gli elementi, quindi non sto giudicando anticipatamente quanto sta succedendo in Italia», ha precisato.

Foto copertina: ANSA | LORENZO ATTIANESE

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