Ddl sull’intelligenza artificiale: i punti cruciali e il voto finale previsto per mercoledì

23.06.2025 23:45
Ddl sull'intelligenza artificiale: i punti cruciali e il voto finale previsto per mercoledì

Dopo mesi di stagnazione, si prevede che il voto finale avvenga tra martedì e mercoledì della prossima settimana. Tuttavia, rimangono molte questioni irrisolte.

Il disegno di legge sull’intelligenza artificiale è ritornato all’attenzione della Camera, giungendo alla seconda lettura. Questo provvedimento, fortemente sostenuto dal governo Meloni, si avvia finalmente verso il traguardo dopo un lungo periodo di attesa in Senato: il voto finale è atteso tra martedì e mercoledì della prossima settimana, riporta Attuale. Tuttavia, il ddl, che prevede circa 240 provvedimenti, si presenta con numerose questioni ancora aperte, incluse alcune ripensamenti all’interno dello stesso governo. Uno dei temi rilevanti trattati in Aula è quello concernente i dati della Pubblica Amministrazione.

Il problema dei server

Durante il percorso nelle commissioni Attività Produttive e Trasporti della Camera, è stata annullata una modifica precedentemente approvata al Senato. Il comma 2 dell’articolo 6, che stabiliva che «i sistemi di intelligenza artificiale destinati all’uso in ambito pubblico» dovessero «essere installati su server ubicati nel territorio nazionale», è stato rimosso. Con questa modifica, la restrizione è stata abolita.

Cosa significa?

Per comprendere le implicazioni di questa modifica, è utile chiarire alcuni concetti fondamentali: i sistemi di intelligenza artificiale sono strumenti che assistono la Pubblica Amministrazione – inclusi enti pubblici come comuni, ministeri e ospedali – nella gestione di grandi volumi di dati e nel prendere decisioni con maggiore rapidità e precisione. Questi sistemi richiedono potenti «server», ossia computer dedicati dove i dati vengono archiviati ed elaborati. La norma approvata in Senato imponeva che i server, dove risiedono dati sensibili come le informazioni anagrafiche, fiscali o biometriche dei cittadini, fossero situati fisicamente in Italia. Tuttavia, la modifica apportata alla Camera ha eliminato questa limitazione, consentendo così che i dati della Pubblica Amministrazione possono essere conservati anche su server situati all’estero.

Perché questo passo indietro?

Una parte dell’opposizione ha manifestato seria preoccupazione per questa decisione, evidenziando il rischio che «i dati degli italiani possano finire in mano a Stati Uniti o, eventualmente, a Israele», come ha affermato la deputata di Avs Elisabetta Piccolotti. «Perché questo passo indietro? Perché rinunciare a una misura che andava nella direzione giusta?» ha domandato.

Distinguere i dati strategici

Il Partito Democratico, ad esempio, ha dichiarato che l’intervento effettuato «non è sufficiente». Il deputato dem Andrea Casu ha spiegato a Open che il Pd richiedeva una distinzione chiara: i sistemi di intelligenza artificiale utilizzati dalla Pubblica Amministrazione dovrebbero essere installati su server ubicati fisicamente in Italia soltanto per i dati strategici. «La nostra richiesta era di distinguere tra dati strategici e sensibili della Pubblica Amministrazione – che devono essere tutelati in ogni fase – e dati ordinari. Per esempio, se un impiegato della Pubblica Amministrazione gestisce i miei dati biometrici, quelli necessitano di massima protezione. Al contrario, la cronologia di una partita a solitario non richiede lo stesso livello di sicurezza. Trattare tutti i dati come se fossero uguali, senza differenziare, non garantisce la protezione adeguata per le informazioni più importanti.

Il problema della governance

Tuttavia, le questioni rimaste in sospeso vanno oltre ai server. Un altro argomento di forte rilevanza è rappresentato dalla governance. Il governo ha optato per la supervisione dei sistemi di intelligenza artificiale a due agenzie: l’Agenzia per l’Italia digitale (Agid), a supporto della Pubblica Amministrazione, e l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Acn), con compiti di ispezione e sanzione. Il deputato dem Andrea Casu ha commentato: «Indipendentemente da chi sia al governo, la gestione dell’intelligenza artificiale non può essere affidata a un’agenzia governativa: deve essere sotto l’egida di un’agenzia indipendente. La suddivisione dei poteri prevista da questo testo rischia solo di generare ulteriore confusione».

Il diritto d’autore

Il disegno di legge ha attirato critiche anche da parte di professionisti del settore culturale e dello spettacolo. L’articolo 25 è stato considerato inadeguato nella protezione del diritto d’autore. L’11 giugno, in occasione di una conferenza organizzata dall’associazione europea Egair, insieme all’Associazione nazionale attori doppiatori e al Coordinamento autrici e autori cineaudiovisivo, è stato lanciato un appello: «Fermiamo il saccheggio dell’ingegno, del talento e dell’arte italiana». Inoltre, il 24 giugno, si svolgerà un’ulteriore audizione sul tema alla Camera.

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