Garlasco, le difese di Sempio contro le accuse di corruzione all’ex procuratore Venditti

28.09.2025 01:05
Garlasco, le difese di Sempio contro le accuse di corruzione all’ex procuratore Venditti

Accuse di corruzione smontate nel caso Sempio, mentre le difese forniscono una nuova ricostruzione

Garlasco (Pavia), 28 settembre 2025 – Accuse “smontate”, punto per punto. Ma non tutte. Dopo il clamore delle perquisizioni di venerdì mattina nel procedimento della Procura di Brescia a carico dell’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti, accusato di corruzione in atti giudiziari per l’archiviazione chiesta nel 2017 alla prima indagine nei confronti di Andrea Sempio per l’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco il 13 agosto 2007, le dichiarazioni (anche in tv) degli avvocati e dei genitori di Sempio (non indagati) provano a far vedere sotto un’altra luce, ovviamente di parte, le contestazioni emerse dal Decreto di perquisizione. Sono in particolare gli avvocati Angela Taccia e Massimo Lovati, difensori di Andrea Sempio (indagato per omicidio in concorso dalla Procura di Pavia, non per la corruzione dalla Procura di Brescia), insieme ai genitori Daniela Ferrari e Giuseppe Sempio, a fornire una ricostruzione dei fatti diversa da quella che ipotizza la corruzione, riporta Attuale.

Il primo dei quattro punti nel Decreto di perquisizione cita l’ormai noto appunto manoscritto, sequestrato nella precedente perquisizione del 15 maggio: “Venditti Gip archivia 20. 30. euro”. Giuseppe Sempio riconosce di averlo scritto lui, ma pur non ricordando esattamente a cosa facesse riferimento, l’ipotesi degli avvocati è che sarebbe relativo a spese di cancelleria per le copie dei documenti. Proprio 20-30 euro, non “una somma indebita di denaro, nell’ordine di 20/30mila euro” ipotizzata per la corruzione. L’avvocato Domenico Aiello, difensore di Venditti, in merito al ‘pizzino’ fa invece notare che oltre al nome del procuratore indagato c’è anche scritto Gip: “Perché è indagato solo Venditti e non anche il Gip, che l’archiviazione l’ha disposta, oltre agli ipotetici corruttori?”.

Ancora i legali e i genitori di Sempio giustificano poi in tutt’altro modo le movimentazioni di denaro, che coinvolgono anche le due sorelle e il fratello di Giuseppe Sempio, ritenute “anomale“ dalla Procura di Brescia. “Erano soldi che servivano per pagare le spese legali”. L’avvocato Massimo Lovati, che all’epoca difendeva Sempio insieme ad altri due legali, conferma di chiedere i pagamenti «in contanti, preferibilmente». Così anche il passaggio dell’intercettazione sulla necessità di “pagare quei signori lì” (al plurale, rimandando alla domanda posta dal legale di Venditti sull’unico indagato) sarebbe riferibile agli avvocati. Ma è soprattutto sulla contestazione al secondo punto del Decreto di perquisizione che le dichiarazioni dell’avvocato Lovati portano a un’interpretazione completamente diversa delle frasi procunciate dall’indagato Andrea Sempio e dal padre, intercettati in auto il giorno prima dell’interrogatorio. Per l’ipotesi accusatoria “l’indagato era stato informato da qualcuno delle domande che gli sarebbero state rivolte”, mentre per l’avvocato Lovati la conversazione si riferisce ai suoi consigli. “Riconosco in pieno le parole usate – dice Lovati – in quelli che erano i miei suggerimenti per affrontare l’interrogatorio”.

Non è invece stato spiegato, almeno nelle dichiarazioni pubbliche degli avvocati e dei genitori di Sempio, il tempo di più di un’ora, per l’ipotesi accusatoria “incompatibile con la mera esecuzione dell’attività notificatoria”, per cui il maresciallo Andrea Spoto (carabiniere della Sezione di polizia giudiziaria della Procura) si sarebbe trattenuto dall’allora indagato in occasione della notifica dell’invito a comparire. Né il «contatto» con Andrea Sempio che avrebbe avuto il luogotenente Silvio Sapone (responsabile della stessa Sezione di pg) «pur non risultando una ragione investigativa correlata a tale necessità». E neppure altre “anomalie, tra cui l’omissione” da parte della stessa Sezione di pg della Procura “della trascrizione di alcuni passaggi rilevanti delle intercettazioni ambientali”. Ma i due ex militari non sono indagati.

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