Giovani attivisti uniscono governo e opposizione per il voto ai fuorisede

20.07.2026 06:45
Giovani attivisti uniscono governo e opposizione per il voto ai fuorisede

Approvato il voto per i fuorisede: una storica vittoria per i diritti degli studenti

Il voto all’unanimità sull’emendamento per il voto ai fuorisede ha cristallizzato nell’ordinamento quello che prima era solo un principio astratto. Da qui non si torna indietro, ed è questa la novità più importante. Il sì di tutto l’arco parlamentare è il traguardo politico più grande, riporta Attuale.

Secondo Yari Russo di The Good Lobby, associazione non profit specializzata in campagne di pressione e sensibilizzazione, l’emendamento alla legge elettorale approvato nei giorni scorsi alla Camera rappresenta una piccola, grande rivoluzione. Questo traguardo è stato possibile grazie all’instancabile impegno di questo attivista di 26 anni, che ha saputo unire governo e opposizione.

Come è nata la sua passione per i diritti degli studenti e per il tema del voto fuorisede? Russo dichiara: “Oggi coordino la campagna per il voto ai fuorisede e il mio impegno in prima linea è molto intenso, ma ho conosciuto The Good Lobby quando ero io stesso un fuorisede: studiavo a Milano, ma sono originario di Napoli. In quel periodo stavo scrivendo una tesi sulla partecipazione giovanile nel policy making e The Good Lobby era un caso di studio. Poi ci siamo conosciuti di persona e poco dopo si è aperta una posizione lavorativa, così sono entrato nel team. Coordinare questa campagna oggi, dopo averla vissuta prima da studente e poi da attivista, per me significa chiudere un cerchio”.

Cosa avete fatto in questi due anni? “Il nostro lavoro è stato quello di riportare il tema del voto fuorisede al centro del dibattito pubblico, dopo aver ottenuto risultati incoraggianti con le sperimentazioni del 2024 e del 2025”, aggiunge.

Nonostante ciò, c’è stato un referendum sulla giustizia nel quale non è stato garantito il voto fuorisede. “Lì è scattata la scintilla. Quella storica indignazione bipartisan ha fatto sì che l’opinione pubblica iniziasse a concepire il voto fuorisede come un diritto e non come una concessione”, spiega Russo.

Ci sono stati momenti difficili? “Sicuramente il periodo successivo alle prime sperimentazioni. Qualcuno sosteneva che i numeri fossero bassi: a fronte di un potenziale di 4,9 milioni di fuorisede, nel 2024 avevano votato circa 23.000 studenti. Il punto è che, oltre alle necessarie migliorie tecniche, quando si introduce un’innovazione serve tempo, informazione e abitudine affinché i numeri crescano. È un trend che abbiamo già visto in Paesi come la Germania o la Spagna: all’inizio la percentuale di utilizzo era bassa, poi è cresciuta. Infatti, l’anno successivo il numero dei voti fuorisede da noi è quasi triplicato”, precisa.

E a livello politico quali sono state le difficoltà? “Dimostrare che questa non era una battaglia di destra o sinistra. Noi lavoriamo in modo totalmente trasversale. La chiave di svolta negli ultimi mesi è stata proprio la capacità di coinvolgere mondi diversi e unire realtà giovanili anche molto diverse tra loro”, conclude Russo.

Ora cosa succederà al Senato? “Vogliamo assicurarci che la legge passi e cercare di inserire qualche miglioramento, come estendere il voto fuorisede anche ai caregiver”, anticipa.

Luca Bolognini

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