Giuli diserta l’inaugurazione della Biennale di Venezia: crisi con Buttafuoco per il padiglione russo

24.04.2026 18:15
Giuli diserta l'inaugurazione della Biennale di Venezia: crisi con Buttafuoco per il padiglione russo

Venezia: il Ministro della Cultura Alessandro Giuli diserta la Biennale a causa della partecipazione della Russia

Venezia, 24 aprile 2026 – Il Ministero della Cultura ha annunciato che il titolare del dicastero, Alessandro Giuli, non parteciperà né alla pre-apertura né alla cerimonia di inaugurazione della 61a Esposizione d’Arte della Biennale di Venezia, prevista per il 9 maggio. Questo ritiro segna un punto di rottura significativo nella polemica con il presidente della Fondazione Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, dopo settimane di tensione. Giuli ha espresso il suo dissenso riguardo alla decisione di Buttafuoco di riaprire il padiglione russo, ciò che ha portato alla sua ufficiale assenza dagli eventi ufficiali, riporta Attuale.

Dopo aver condannato pubblicamente l’accoglienza degli artisti russi, il 10 aprile scorso la Commissione europea ha inviato una lettera alla Biennale, dichiarando l’intenzione di sospendere o cancellare i fondi relativi al programma Ue per il cinema a causa della sospetta violazione delle sanzioni. La Fondazione ha tempo fino all’11 maggio per rispondere a tali accuse.

Recentemente, la Fondazione ha confermato la partecipazione dei padiglioni russi e israeliani. In risposta, la Giuria della Biennale d’arte ha deciso di non considerare le opere di questi due Paesi per l’assegnazione dei premi. In un comunicato stampa, la Giuria ha sottolineato che “agisce in piena autonomia e indipendenza”.

Il clima intorno alla Biennale, che si aprirà il 9 maggio, si fa sempre più teso. Né l’Italia né l’Unione Europea hanno apprezzato l’apertura alla Russia voluta da Buttafuoco. Diverse lettere aperte, firmate da artisti e curatori, hanno richiesto l’esclusione non solo della Russia, ma anche di Israele e degli Stati Uniti, in relazione ai conflitti in Libano e in Iran, senza dimenticare la Striscia di Gaza.

La Giuria della Biennale, composta interamente da donne, ha giustificato l’esclusione di Russia e Israele citando Vladimir Putin e Benjamin Netanyahu, entrambi accusati di crimini contro l’umanità dalla Corte penale internazionale, con ordini di arresto emessi. Le giurate – Solange Farkas, Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi – hanno dichiarato che intendono sostenere i diritti umani, in linea con l’edizione 2026 curata da Koyo Kouoh, scomparsa nel maggio scorso.

La decisione di ammettere la Russia, sostenuta da Buttafuoco nel tentativo di creare uno spazio di dialogo, ha suscitato forti controversie sia all’interno del governo italiano sia nell’Unione Europea, che minaccia di tagliare due milioni di euro di finanziamenti se non si forniranno spiegazioni soddisfacenti.

In aggiunta, la richiesta di esclusione di Israele, che torna alla Biennale dopo una pausa nel 2024, è sostenuta da duecento artisti e curatori. Un ulteriore appello, firmato nel marzo scorso da 73 artisti coinvolti nel progetto “In Minor Keys“ di Kouoh, suggerisce che i principi adottati nel 2022 per escludere la Russia debbano applicarsi anche a Israele e agli Stati Uniti. “Esiste una soglia oltre la quale la partecipazione alla Biennale non dovrebbe essere considerata normale”, affermano.

Articolo in aggiornamento…

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