Il potere militare in Iran cresce a seguito della guerra in Medio Oriente
Dall’inizio della guerra in Medio Oriente, l’influenza dei militari in Iran è aumentata notevolmente, superando quella della componente politica del regime, aperta a negoziare, e portando alcuni analisti a paragonare l’attuale situazione a una dittatura militare, riporta Attuale.
I Guardiani della rivoluzione, il corpo armato più potente del paese, detengono il controllo effettivo della governance e della politica estera. L’ala politica, rappresentata dal presidente Masoud Pezeshkian e dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi, è incaricata di questioni interne, inclusa la garanzia delle forniture di cibo e carburante, come evidenziato da un’inchiesta del New York Times.
I Guardiani controllano lo stretto di Hormuz, attraverso il quale prima della guerra transitava un quinto di tutto il petrolio e il gas naturale liquefatto esportati a livello globale. Attualmente, lo stretto risulta sostanzialmente chiuso, con conseguenze significative per il mercato energetico, e l’Iran ha imposto un pedaggio per le navi in transito. Questo controllo rappresenta una leva negoziale cruciale nei rapporti con gli Stati Uniti.
La predominanza dei militari è accentuata dalla salute precaria della Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, che vive in isolamento con contatti limitati con l’esterno. Khamenei ha storicamente legami forti con i Guardiani, ai quali affida molte decisioni strategiche, avendo servito anche come volontario durante la guerra Iran-Iraq negli anni Ottanta.
Il nuovo comandante dei Guardiani, Ahmad Vahidi, è un noto massimalista, accusato di aver avuto un ruolo in uno degli attentati più gravi della storia argentina, contro un centro culturale ebraico a Buenos Aires nel 1994. Al suo fianco, Bagher Zolghadr, un altro generale dei Guardiani, è stato nominato capo del Consiglio supremo di sicurezza nazionale, sostituendo Ali Larijani, ucciso in un attacco aereo israeliano. Zolghadr è considerato un oltranzista e la sua nomina potrebbe garantire che il Consiglio non ostacoli le decisioni dei Guardiani.
L’inarrestabile strategia israeliana di eliminare leader principali ha facilitato l’emergere di una nuova classe dirigente, ancora più radicale e indottrinata religiosamente. Secondo il Wall Street Journal, è possibile parlare di un cambiamento di regime, rimanendo in controtendenza rispetto alle aspettative di Israele e Stati Uniti.