La decisione di Fiala e il passaggio di potere
Il 6 novembre 2025 il primo ministro ceco Petr Fiala ha annunciato le dimissioni del suo governo, come previsto dalla costituzione dopo l’elezione del nuovo presidente della Camera, Tomio Okamura del partito ultranazionalista SPD. L’esecutivo dimissionario rimarrà in carica fino alla nomina del nuovo governo guidato da Andrej Babiš, leader del partito euroscettico ANO.
Verso una coalizione euroscettica
Babiš ha già firmato un accordo di coalizione con SPD e il partito Motoristy, garantendosi una maggioranza di 108 seggi su 200 alla Camera dei deputati. L’accordo prevede una linea economica conservatrice, il rifiuto di nuove tasse, la resistenza al Green Deal europeo e una politica migratoria più rigida. La coalizione si oppone inoltre all’introduzione dell’euro e alla creazione di un esercito europeo, proponendo invece un registro delle ONG finanziate dall’estero.
Questioni di fiducia e conflitto di interessi
Il presidente Petr Pavel ha incaricato Babiš di formare il nuovo governo ma non ha ancora confermato la sua nomina a premier, chiedendo chiarimenti sul conflitto di interessi legato al controllo del gruppo Agrofert, che riceve fondi statali ed europei. Pavel ha inoltre avvertito che non approverà ministri che mettano in dubbio gli impegni della Repubblica Ceca nei confronti di UE e NATO. Ciò potrebbe complicare la nomina del ministro della Difesa, posto che spetta a SPD.
Dubbi sulla politica estera e sull’Ucraina
Durante il mandato di Fiala, la Repubblica Ceca è stata uno dei più forti sostenitori di Kyiv, promuovendo la cosiddetta “Iniziativa delle munizioni”, progetto per l’acquisto urgente di proiettili d’artiglieria per l’Ucraina. Tuttavia, la posizione del nuovo governo in merito appare meno chiara: la coalizione parla genericamente di “sforzi diplomatici per porre fine alla guerra” e punta a rafforzare i legami con Slovacchia e Ungheria, paesi critici verso l’aiuto militare a Kyiv.
Implicazioni geopolitiche
Il futuro dell’“Iniziativa delle munizioni” resta incerto. Babiš, noto per il suo pragmatismo e per l’enfasi sugli interessi dei contribuenti cechi, potrebbe ridurre i contributi militari all’Ucraina, reindirizzandoli verso aiuti umanitari. Tuttavia, una decisione simile rischierebbe di danneggiare l’immagine internazionale di Praga. Sebbene non sia probabile un cambio di rotta apertamente filorusso, Mosca potrebbe sfruttare il cambio politico per intensificare la propria influenza e propaganda, specialmente tra le forze euroscettiche come SPD e Motoristy.
La transizione da Fiala a Babiš segna un possibile punto di svolta nella politica ceca. Il nuovo governo dovrà bilanciare le pressioni interne per un maggiore pragmatismo con la necessità di mantenere il ruolo del Paese come partner affidabile dell’UE e della NATO in un momento cruciale per la sicurezza europea.