Marocco torna al fuso orario GMT, un intento politico in prossimità delle elezioni
Il governo marocchino ha annunciato che a partire dal 20 settembre, il paese tornerà al suo fuso orario originario, riducendo l’orario di un’ora rispetto a quello attuale. Questa decisione avviene in vista delle elezioni del 23 settembre ed è vista come un tentativo da parte del governo di riconquistare popolarità, dopo un periodo di proteste contro il cambio di fuso orario adottato nel 2018, riporta Attuale.
Il Marocco ha una lunga storia di fluttuazioni nel proprio fuso orario, con cambiamenti che spesso non sono stati ben accolti dalla popolazione e dai turisti. Fino al 2018, il paese era solito abbracciare un orario al passo con quello dell’Europa continentale, una pratica consolidata sin dai tempi del protettorato spagnolo e francese.
Negli anni Settanta e Ottanta, seguendo il modello di altri paesi europei, il Marocco ha introdotto il cambio dell’ora estiva, mantenendo tale pratica fino a quando, nel 2018, il governo ha deciso di abolirlo, passando a un orario fisso di GMT+1. Questa mossa, giustificata come un miglioramento dell’efficienza, ha sollevato diverse polemiche tra la popolazione.
Attualmente, da ottobre a marzo, il Marocco condivide lo stesso fuso orario di Spagna, Francia e Italia. Tuttavia, nella restante parte dell’anno, il paese è un’ora indietro rispetto all’Europa, coincidente con il fuso orario del Regno Unito. Le eccezioni si verificano durante il mese sacro del ramadan, periodo in cui l’orario viene anticipato di un’ora per facilitare le pratiche dei fedeli.
Nel 2018, l’introduzione del nuovo orario ha scatenato forti proteste e, di recente, una petizione per tornare al precedente sistema ha raccolto oltre 344.000 firme, a fronte di una popolazione di quasi 39 milioni di abitanti. Questa petizione denuncia gli effetti negativi sulla salute e sul lavoro causati dal fuso GMT+1.
Il primo ministro marocchino Aziz Akhannouch ha dichiarato che il ritorno al vecchio orario è una risposta alle istanze della popolazione, cercando di ricucire un rapporto già teso tra il suo governo e i cittadini. Akhannouch, molto impopolare, ha affrontato intense manifestazioni di dissenso, con richieste di dimissioni legate a politiche economiche considerate fallimentari. Nonostante i tassi di crescita economica, le disuguaglianze restano evidenti, specialmente nelle aree rurali.
Akhannouch, che detiene considerevoli risorse economiche e affiliazioni alla famiglia reale, ha affermato che non si ricandiderà, cercando di garantire una posizione favorevole al suo partito, il Raggruppamento nazionale degli Indipendenti. Quest’ultimo passo riguardo all’orario sembra anche mirato a neutralizzare le promesse dell’opposizione.
Infine, altri importanti partiti marocchini stanno cercando di convincere Fouzi Lekjaa, presidente della federazione calcistica marocchina, a candidarsi come premier. Lekjaa ha guadagnato popolarità grazie ai successi della squadra nazionale, che ha raggiunto il quarto posto nei Mondiali del 2022 e ha recentemente vinto la Coppa d’Africa. Attualmente, ricopre un ruolo di governo con delega al bilancio, ma non ha espresso interesse a candidarsi in parlamento.