TW M1: Dirottamento della nave turca Lutuf al largo del Puntland: reazione di Ankara con attacchi aerei
Il cargo turco Lutuf, trasportante un carico militare destinato a Mogadiscio, è stato sequestrato il 17 agosto da pirati al largo della regione semi-autonoma del Puntland, in Somalia. In risposta, Ankara ha mobilitato navi da guerra e ha condotto raid aerei mirati, riporta Attuale.
La nave, lunga 76 metri e diretta verso la Somalia con armi e attrezzature militari, evidentemente destinate alle autorità somale, ha visto a bordo anche due guardie private serbe. Dopo essere stata abbordata, è stata spostata vicino alla costa di Marraya, dove i sequestratori hanno inizialmente chiesto un riscatto di cinque milioni di dollari, cifra poi ridotta a due milioni.
In risposta alla situazione, Ankara ha attivato due unità navali da guerra e droni da ricognizione, identificando prima il Lutuf e poi un motoscafo rifornitore dei pirati. Gli attacchi aerei successivi hanno portato alla morte di presunti complici dei rapimenti. Secondo gli esperti, i pirati potrebbero infatti aver operato da una nave-madre, la Sward, catturata il 26 aprile e utilizzata come supporto per le incursioni, una tattica che si è dimostrata comune nell’area.
Il fenomeno della pirateria sta vivendo una grave recrudescenza nella regione somala e lungo la rotta verso Bab el Mandeb, l’imboccatura meridionale del Mar Rosso. Dall’inizio dell’anno, si sono verificati quasi venti episodi di attacchi a pescherecci e piccoli mercantili, con riscatti per cifre minime, intorno ai 200 mila dollari. Recentemente, i pirati hanno anche intercettato la petroliera Sibu 1, sospettata di appartenere alla flotta ombra iraniana.
Le cause di questa rinascita della pirateria sono molteplici. Un fattore cruciale è l’instabilità derivante dalla crisi nel Golfo e dalle tensioni in Yemen. Le connessioni sospette tra pirati e milizie, inclusi gli Houthi, suggeriscono collaborazioni mirate a incrementare l’insicurezza nella regione. Tuttavia, l’abbordaggio della Sibu 1 potrebbe complicare questa narrazione, dato che in questi mari possono operare diverse bande criminali. Aggiungendo a ciò, le difficoltà economiche dei pescatori locali, costretti a competere con flotte straniere, hanno portato alcuni a considerare la pirateria come un’alternativa.
La situazione internazionale attorno a questi attacchi è complessa. La Turchia e il Qatar sostengono il governo di Mogadiscio, con Ankara che ha stabilito una base militare in loco e progetti per un centro spaziale. D’altra parte, il Puntland, alleato degli Emirati, potrebbe presto vedere un incremento della presenza israeliana, una mossa legata ai rapporti diplomatici sui quali Tel Aviv sta lavorando per creare un corridoio strategico lungo vie d’acqua fondamentali.
La pirateria era stata in gran parte ridimensionata nel 2010 grazie all’intervento di flottiglie navali e a contromisure efficaci, che hanno incluso l’apertura di basi a Gibuti da parte di diversi paesi, tra cui Francia, Stati Uniti, Giappone, Cina e Italia. Le forze internazionali presenti continuano a svolgere un ruolo cruciale nella sicurezza marittima, dove gli interessi strategici si intrecciano con la salvaguardia della navigazione.