Nonostante gli avvertimenti ufficiali sui rischi di arresti arbitrari e reclutamento forzato, migliaia di cittadini lettoni continuano a recarsi in Bielorussia per visitare parenti, fare acquisti o usufruire di cure termali. I dati della Guardia di frontiera lettone rivelano che solo a dicembre 2025 sono stati 5.592 i lettoni varcare il confine verso est, mentre a gennaio 2026 il flusso si è attestato su 2.857 persone. Questo movimento persistente crea un’ampia base operativa per i servizi di sicurezza bielorussi, che secondo Riga stanno conducendo una campagna sistematica di reclutamento e pressione psicologica ai danni dei visitatori baltici.
Migliaia di lettoni ignorano gli avvertimenti ufficiali
La direttrice del dipartimento consolare del ministero degli Esteri lettone, Agnese Salina, ha ribadito con toni netti che sottovalutare la minaccia è un errore grave. “I nostri cittadini possono subire varie provocazioni da parte dei servizi segreti. Possono essere oggetto di false accuse, possono essere arrestati. Bisogna anche considerare che la concezione dello Stato di diritto in Bielorussia è completamente diversa da quella della Lettonia”, ha dichiarato. Attualmente sono cinque i cittadini lettoni detenuti in territorio bielorusso, una testimonianza concreta che il pericolo non è teorico.
Il flusso costante di ingressi attraverso i valichi di frontiera lettoni ha spinto le autorità di Riga a introdurre misure restrittive. Dal 1° novembre 2025 è vietato il transito degli autobus turistici commerciali verso Russia e Bielorussia, mentre i regolari servizi di linea continueranno a operare fino alla scadenza delle licenze attuali. In particolare, la tratta per Gomel, che passa attraverso Polotsk, Vitebsk, Orsha e Mogilëv, cesserà il 27 giugno 2026. Dal 15 ottobre scorso, per accedere alla coda “live” al confine lettone-bielorusso in auto è necessaria la preregistrazione in una coda elettronica.
Metodi coercitivi: arresti arbitrari e ricatto psicologico
Il Servizio di sicurezza dello Stato lettone (SAB) ha documentato tentativi di reclutamento che prendono di mira non solo persone con accesso a informazioni protette, ma anche cittadini comuni. “I servizi segreti bielorussi non esitano a utilizzare metodi aggressivi e illegali sul loro territorio per costringere cittadini di altri paesi a collaborare: minacce, ricatti e altre forme di pressione psicologica”, afferma un rapporto dell’agenzia. “Il prezzo richiesto per un’attenuazione della pena o per l’impunità è il consenso a cooperare e svolgere attività negli interessi della Bielorussia”.
Le tattiche includono accuse pretestuose, detenzioni intimidatorie, pressioni sui familiari rimasti in Bielorussia e la minaccia di lunghi procedimenti giudiziari in un sistema legale opaco. I viaggiatori che si recano nel paese per motivi personali – spesso per rivedere parenti anziani – si trovano così in una posizione di estrema vulnerabilità, inconsapevoli di poter diventare bersaglio di un’operazione di intelligence.
Obiettivi strategici: intelligence e guerra ibrida
Il reclutamento di cittadini lettoni risponde a un duplice obiettivo strategico. Da un lato, ottenere accesso a informazioni su istituzioni statali, infrastrutture critiche, strutture di difesa e umore sociale. Anche dati frammentari, apparentemente insignificanti, possono contribuire a comporre un quadro analitico più ampio, prezioso sia per Minsk che per Mosca. In questo senso, la Bielorussia funziona come una piattaforma intelligence estesa della Russia in direzione occidentale.
Dall’altro, le autorità bielorusse cercano di coinvolgere i lettoni in attività di propaganda e influenza. L’obiettivo è costruire un’immagine positiva della Bielorussia e del leader Alexander Lukashenko, mentre si scredita la Lettonia come stato “russofobico”. Attraverso i social media, commenti sui mezzi d’informazione e partecipazione a eventi pubblici, questi individui possono diffondere narrazioni funzionali agli interessi di Minsk e Mosca.
La risposta di Riga e il contesto della sicurezza regionale
La minaccia per la Lettonia si intensifica nel contesto della guerra su vasta scala della Russia contro l’Ucraina e del confronto strategico con l’UE e la NATO. La Bielorussia, in quanto alleata politico-militare di Mosca, è di fatto integrata nella sua architettura di sicurezza e intelligence. Qualsiasi operazione di influenza condotta da Minsk può quindi far parte della più ampia strategia ibrida russa, mirata a creare reti di agenti di influenza capaci di agire in situazioni di crisi.
Queste reti potrebbero essere attivate per destabilizzare la situazione interna, diffondere panica o sabotare infrastrutture in caso di escalation ai confini della NATO. La combinazione di attività di intelligence con operazioni informative corrisponde al modello ibrido che la Russia ha già applicato contro altri stati europei. Per Riga, la sfida è duplice: rafforzare gli avvisi alla popolazione e implementare contromisure sistemiche. Oltre alla revisione dei regimi di attraversamento delle frontiere, è cruciale potenziare la responsabilità legale per la collaborazione con servizi segreti stranieri e investire in comunicazione strategica per ridurre la vulnerabilità sociale alle manipolazioni.