Pesce scorpione: “Invasione in Grecia, serve mangiarlo”

31.07.2025 10:15
Pesce scorpione: "Invasione in Grecia, serve mangiarlo"

La lotta contro l’invasione del pesce scorpione nel Mediterraneo

Roma, 31 luglio 2025 – La sfida per contenere l’**invasione** del pesce scorpione è diventata una priorità per molti biologi e pescatori. Conosciuto in quasi tutte le lingue d’Europa come pesce leone, questo predatore marino sta proliferando rapidamente nelle acque greche, dove sono stimati milioni di esemplari. È necessario pescare e mangiare questo pesce per contrastarne la diffusione, afferma un esperto che collabora con il progetto AlienFish. Il principe Alberto di Monaco è uno dei grandi consumatori che ricevono il pesce scorpione da queste acque. Nel 2026 arriverà in Toscana, riporta Attuale.

Enrico Toja, un manager in pensione originario di Torino, ha trovato il suo rifugio nell’incantevole isola greca di Elafonisos, dove ha fondato l’associazione ambientalista Elafonisos eco. Da tre anni, Toja si dedica all’analisi delle specie ittiche aliene che minacciano la biodiversità del Mediterraneo. Il pesce scorpione ha già fatto la sua comparsa nelle acque del Tirreno, a Palmi (Reggio Calabria), come segnalato dal sub Luigi Nizzari, che collabora con l’Università di Catania.

Recenti studi, come racconta Toja, indicano la presenza di **20-30 milioni** di pesci scorpione nel Mar Egeo e nel Mar Ionio. Secondo lui, si tratta di un’iperbole sostenere che rappresentino un pericolo, poiché si trovano vicino alle rocce e non galleggiano. L’esperto consiglia di avere sempre a bordo acqua calda in barca e sta collaborando con ricercatori di Atene per considerare l’uso del loro veleno in contesti farmaceutici, simile a quello della vipera. Il pesce scorpione si distingue per i suoi aculei velenosi, mentre quelli posteriori possono essere fritti, come avviene in Giappone, dove sono molto apprezzati per la loro croccantezza.

In questi giorni, Toja accoglie un giornalista americano che indaga sul fenomeno dell’invasione biologica. Le attività di recupero delle coste sono supportate da Scout provenienti da varie parti d’Europa.

Toja spiega: “Ci siamo messi in contatto con ricercatori italiani, francesi, monegaschi, greci e turchi, creando una rete di supporto. Presentare il pesce scorpione in un ristorante non attira i clienti, mentre la denominazione ‘pesce leone’ è più invitante. Grazie al Canale di Suez e all’aumento delle temperature marine, il pesce ha raggiunto il Libano, già sei anni fa, espandendosi in Egitto, Tunisia, Israele, Turchia, Creta e Cipro. Si prevede che nel 2026 arriverà in Toscana, nel 2027 in Costa Azzurra e nel 2028 in Spagna. Nell’isola di Elafonisos, il pesce scorpione è stato avvistato tre anni e mezzo fa, e attualmente i sub locali catturano fino a 50 esemplari al giorno.

Un dato preoccupante è che le femmine di pesce leone sono in grado di produrre fino a due milioni di uova all’anno. Se anche solo l’1% di esse sopravvive, si traduce in 20mila nuovi pesci. Questi predatori alimentano la loro crescita cibandosi di pesci come cefali e branzini baby. Un acquario che ospita un pesce leone può rimanere privo di altri pesci nel giro di sole 48 ore. E per la cena di stasera? Una zuppetta di pesce leone. Domani potrà essere servito fritto o in carpaccio, gustoso anche nella cucina orientale.

Per proteggere la biodiversità marina del Mediterraneo, è fondamentale **pescare e mangiare** questo pesce. Solo l’intervento umano può negoziare il suo controllo nelle acque. Pertanto, è essenziale educare sia i pescatori che i consumatori: è meglio optare per il pesce leone piuttosto che per il branzino!

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