Una raffineria irlandese esporta allumina in Russia, mettendo a rischio le sanzioni europee

24.07.2026 20:15
Una raffineria irlandese esporta allumina in Russia, mettendo a rischio le sanzioni europee

Esportazioni di allumina dall’Irlanda alla Russia alimentano il conflitto in Ucraina

Una raffineria irlandese è accusata di esportare ingenti quantità di allumina verso la Russia, materiale cruciale per la produzione di alluminio, utilizzato dalle forze russe nella guerra contro l’Ucraina. Nonostante l’istanza di alcuni governi europei di bloccare queste esportazioni, le sanzioni non sono state ancora implementate, in parte a causa delle resistenze del governo irlandese, il quale sostiene che non vi siano prove concrete che le esportazioni favoriscano direttamente l’industria militare russa, riporta Attuale.

La raffineria in questione è la Aughinish Alumina, situata a Limerick, nell’Irlanda sud-occidentale, di proprietà della Rusal, un’azienda russa fondata nel 2006 da Oleg Deripaska, oligarca vicino al presidente Vladimir Putin.

Un’inchiesta condotta dal giornale The Irish Times e dall’Organized Crime and Corruption Reporting Project ha rivelato che, dal 2020 al 2024, le esportazioni di allumina dalla Aughinish alla Russia sono più che raddoppiate, passando da 394.430 tonnellate a 826.584. Nei primi tre mesi del 2026, circa il 51% delle esportazioni sono state dirette verso la Russia.

Le esportazioni vengono trasformate in alluminio in diverse fonderie russe. L’alluminio viene poi acquistato da ASK, un’azienda distributrice che lo fornisce a numerose fabbriche di armi, utilizzato per produrre droni, missili e carri armati destinati all’Ucraina.

Dopo la pubblicazione dell’inchiesta, stati come Estonia e Belgio hanno chiesto all’Unione Europea di vietare la vendita di allumina alla Russia. Anche il Parlamento Europeo ha votato una risoluzione in tal senso.

Tuttavia, le sanzioni in ambito economico necessitano dell’approvazione all’unanimità degli stati membri dell’Unione, e non possono essere attuate senza il consenso del governo irlandese. L’Alta rappresentante per la Politica Estera dell’UE, Kaja Kallas, ha preferito attendere la conclusione di un’indagine da parte del governo irlandese sulla raffineria.

Il 24 luglio, il ministro delle Imprese irlandesi, Peter Burke, ha dichiarato che l’indagine non ha rilevato prove a sostegno delle accuse, sostenendo che non ci sono dati affidabili riguardo al commercio di prodotti in Russia dall’inizio dell’invasione nel 2022. Ha anche affermato che una copia dell’indagine è stata inviata alla Commissione Europea per future valutazioni riguardanti le sanzioni.

Nonostante il supporto dichiarato dell’Irlanda nei confronti dell’Ucraina, l’indagine ha mostrato che il governo ha fatto pressioni per evitare sanzioni contro la raffineria fin dal 2014, dopo l’invasione della Crimea da parte della Russia.

Il governo irlandese teme che un eventuale divieto dell’UE di esportare allumina in Russia possa portare alla chiusura della raffineria, con conseguenze negative per l’economia di Limerick, dove lavorano circa 900 persone, oltre a circa mille dipendenti di aziende collegate.

Inoltre, la chiusura della Aughinish Alumina potrebbe influenzare la rete elettrica irlandese, poiché la raffineria produce energia in eccesso utilizzata per alimentare circa 200.000 abitazioni. La mancanza di disponibilità elettrica genererebbe ulteriori problematiche per il governo irlandese.

Il primo ministro Micheál Martin ha riconosciuto il suo intervento a favore della raffineria, ma ha chiarito di non aver fatto pressione in modo forte. Ha espresso contrarietà alle sanzioni, argomentando che un divieto di esportazione di allumina alla Russia danneggerebbe maggiormente l’Unione Europea rispetto alla Russia.

La Aughinish Alumina rappresenta una fonte fondamentale di allumina nel continente europeo, essendo la maggior raffineria attualmente operativa, e la sua chiusura comprometterebbe la capacità dell’Unione di produrre autonomamente questo materiale. La Russia, a sua volta, potrebbe facilmente trovare fornitori alternativi in altri paesi, come Cina o India.

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