Bologna, 6 maggio 2026 – Dopo 32 anni di silenzio, Roberto Savi, membro della famigerata banda “Uno Bianca”, ha rilasciato dichiarazioni esplosive riguardo ai legami della banda con i servizi segreti e le circostanze attenuanti che circondano le sue azioni. Intervistato su Rai Due da Francesca Fagnani, Savi ha messo in discussione la narrazione ufficiale riguardo alla strage che ha visto protagonisti lui e i suoi fratelli, affermando che non si trattava di una semplice rapina, ma di un obiettivo ben specifico, riporta Attuale..
I servizi segreti: un ruolo nella strage all’armeria di via Volturno a Bologna?
Nel corso dell’intervista, Savi ha discusso il suo confinamento e le dinamiche familiari con i fratelli Fabio e Alberto, ma ha anche riaperto il dibattito sulle connessioni tra la banda e gli apparati statali. Ha dichiarato che i servizi segreti “prima hanno evitato che ci prendessero, e poi ci hanno fatto prendere”, aggiungendo che il loro coinvolgimento potrebbe essere essenziale per capire il contesto della strage avvenuta in via Volturno. Le sue affermazioni hanno suscitato l’interesse della Procura, che sta valutando la possibilità di interrogare Savi nell’ambito di una nuova indagine volta a chiarire ruoli e coperture.
Roberto Savi: “Pietro Capolungo era il vero obiettivo”
Durante l’intervista, Savi si è concentrato sulla strage all’armeria di via Volturno, dove furono uccisi Licia Ansaloni e il carabiniere in congedo Pietro Capolungo, confermando le supposizioni dei famigliari delle vittime: “Capolungo era l’obiettivo”. Ha sostenuto che il carabiniere, ex dei servizi segreti, era coinvolto in un giro di traffico d’armi e che la banda non aveva originariamente l’intenzione di eliminarlo, ma piuttosto di trovare un pretesto per farlo. Ha anche insinuato che l’ordine di eliminarlo potesse provenire dagli stessi apparati con cui la banda, occasionalmente, collaborava.
In un passaggio significativo, Savi ha menzionato frequenti viaggi a Roma per incontri segreti, rivelando una rete di contatti che coinvolgeva “uffici particolari” all’interno delle forze dell’ordine, sebbene rimanga evasivo sui dettagli. Durante l’intervista, ha mostrato reticenza a svelare ulteriori informazioni riguardo ai gruppi a cui si riferiva, chiedendo di “lasciare stare”.
I familiari delle vittime: “Intollerabile, parli con i magistrati”
Le dichiarazioni di Savi hanno sollevato forti reazioni tra i familiari delle vittime, in particolare da parte di Alberto Capolungo, figlio di Pietro: “Un’operazione indegna”, ha affermato, accennando a una possibile querela. Capolungo ha insistito che suo padre non ha mai avuto legami con i servizi segreti e ha esortato Savi a portare le sue affermazioni davanti ai magistrati. Anche la conduttrice Fagnani ha sostenuto che l’intento dell’intervista fosse quello di contribuire alla verità, con la speranza che le informazioni potessero essere raccolte dalle autorità competenti per ulteriori indagini.