Volkswagen annuncia riduzione drastica dei modelli: futuro incerto per i lavoratori
Il gruppo automobilistico Volkswagen ha comunicato giovedì che intende ridurre fino alla metà il numero dei modelli di auto in produzione, mirato a contenere i costi, affrontare la crisi aziendale e riconquistare competitività. Tale annuncio è giunto al termine di una riunione del Consiglio di sorveglianza, riporta Attuale.
Non sono stati forniti dettagli sulle potenziali perdite di posti di lavoro nei prossimi mesi e anni; tuttavia, recenti stime parlano di una possibile riduzione della forza lavoro di 100mila unità e la chiusura di almeno quattro stabilimenti in Germania. Questa situazione ha suscitato preoccupazioni tra i lavoratori, portando a proteste in 18 sedi tedesche, dove Volkswagen impiega oltre 250mila persone.
La crisi che attraversa Volkswagen è aggravata dalla difficoltà di adattarsi alle nuove dinamiche di mercato e dal passaggio a veicoli elettrici, affrontando una crescente concorrenza da parte di aziende cinesi come BYD e Geely, che offrono modelli simili a prezzi più competitivi. Queste sfide hanno visto il gruppo tedesco perdere quote di mercato sia in Europa che in Cina.
Volkswagen, con 111 stabilimenti in cinque continenti, possiede numerosi marchi che incrementano i costi operativi a causa della vasta gamma di modelli e varianti di equipaggiamento. Durante la riunione del Consiglio di sorveglianza, descritta dai media come «molto animata», è stata approvata la proposta di ridurre il portafoglio modelli del gruppo, attualmente composto da circa 150 veicoli, includendo un taglio drastico delle varianti di equipaggiamento.
I piani aziendali prevedono una diminuzione del 50% dei modelli e una semplificazione dell’offerta del 75%. Questo intervento è considerato necessario dopo che nel primo trimestre del 2026 gli utili di Volkswagen sono calati del 28%, raggiungendo i 1,6 miliardi di euro, con vendite in diminuzione del 2%. Le difficoltà sono state influenzate anche dai dazi del 25% sulle auto prodotte all’estero, imposti precedentemente dagli Stati Uniti.
Inoltre, Volkswagen ha pianificato una produzione annuale di 9 milioni di veicoli, rispetto ai 12 milioni pre-pandemia. Questo comporterà inevitabilmente una riduzione della forza lavoro e dei stabilimenti, confermando la necessità di «eliminare la capacità in eccesso», come sottolineato dall’amministratore delegato Oliver Blume.
Secondo quanto riportato da media tedeschi e internazionali, si vocifera di un piano articolato che prevede la chiusura di stabilimenti a Hannover, Emden, Zwickau e Neckarsulm, con un’ipotesi di riduzione tra 50mila e 100mila dipendenti. IG Metall, il principale sindacato del settore, ha espresso preoccupazione per la mancanza di comunicazioni chiare riguardo al futuro occupazionale prima dell’estate.
Queste difficoltà non sono isolate, poiché i produttori di auto europei, tra cui Stellantis, stanno affrontando situazioni analoghe, con significative riduzioni di produzione e migliaia di lavoratori in cassa integrazione. Il futuro di Volkswagen rappresenta una questione di rilevanza politica in Germania, data la sua grandezza e centralità nell’industria tedesca. Il cancelliere Friedrich Merz ha espresso l’intenzione di modificare le normative europee che ostacolano i sussidi statali per le aziende private, cercando di prevenire ulteriori chiusure di stabilimenti nel paese.