Il centrodestra mette in stallo la legge sulla violenza sessuale: distanza insanabile tra maggioranza e opposizioni

24.04.2026 23:15
Il centrodestra mette in stallo la legge sulla violenza sessuale: distanza insanabile tra maggioranza e opposizioni

Stallo sul Ddl Bongiorno: il testo sulla violenza sessuale rischia di non completarsi

Il comitato ristretto nato per provare a riscrivere il testo certifica le distanze insanabili. La maggioranza non sembra più decisa a procedere da sola sul cosiddetto Ddl Bongiorno, riporta Attuale.

Il disegno di legge sulla violenza sessuale difficilmente si chiuderà in questa legislatura. Originariamente nato alla Camera come un testo bipartisan e approvato all’unanimità, la prima stesura riscriveva l’articolo 609-bis del codice penale, ponendo al centro l’assenza di «consenso libero e attuale» per qualificare l’atto sessuale come violenza. Tuttavia, una volta approdati in Senato, la destra ha rimesso in discussione quell’impianto, proponendo una riformulazione più stringente basata sulla volontà contraria, per evitare interpretazioni “strumentali”. Le opposizioni considerano tale proposta un passo indietro inaccettabile. Questo ha portato a uno stallo in una trattativa che, secondo fonti, ha ormai scarsissime possibilità di successo.

Gli emendamenti

Il termine per presentare eventuali proposte di mediazione è fissato per il 5 maggio. Questo ultimo tentativo è affidato al comitato ristretto, scelto dalla relatrice Giulia Bongiorno. Fonti del PD hanno chiarito: «Il punto di partenza resta il testo della Camera. Il margine è strettissimo. O si fa un passo avanti rispetto alla giurisprudenza o meglio nessuna legge». In altre parole, se la mediazione significa spostare il baricentro dal consenso al dissenso, i dem non ci stanno.

Il nodo dello scontro

Per le opposizioni, la differenza tra consenso e dissenso non è semantica ma sostanziale. Il Partito Democratico afferma: «Dire che assenza di consenso e presenza di dissenso sono la stessa cosa non è corretto. Il dissenso implica una reazione, mentre l’assenza di consenso è un’altra cosa. E oggi quasi tutti i Paesi europei si stanno orientando sull’assenza di consenso.»

I Cinque Stelle condividono la stessa posizione e, mentre non intendono presentare un nuovo testo, aspettano che sia la maggioranza a muoversi. «Noi abbiamo già fatto fin troppo. Il testo c’è: è quello già approvato», affermano. Una proposta di mediazione, secondo fonti parlamentari, è arrivata da Julia Unterberger, senatrice del gruppo per le Autonomie, basata anche sull’esperienza tedesca, ma non basta a spostare il punto politico: per le opposizioni, il perimetro resta quello del consenso.

La linea Bongiorno

La relatrice Giulia Bongiorno rivendica la necessità di una revisione, senza rinunciare a coinvolgere tutte le forze politiche. «Il testo uscito dalla Camera mirava a un obiettivo che io condivido in pieno, valorizzare al massimo il consenso della donna. È stato oggetto di critiche anche al di fuori della politica, da tecnici che hanno sostenuto che la formulazione era eccessivamente ampia e dilatata, imponendo alla persona che partecipava all’atto sessuale di registrare il consenso di minuto in minuto», spiega la senatrice leghista.

Bongiorno ricerca una definizione più «tassativa» per evitare ambiguità applicative, sottolineando che nel suo testo è previsto anche il riferimento al freezing, ovvero alla paralisi della vittima durante l’aggressione. Tuttavia, le opposizioni avvertono che si rischia di introdurre «un elemento soggettivo in questa fattispecie di reato, cosa che noi non vogliamo. Non è opportuno fare una legge purché sia; il problema è non peggiorare la tutela delle donne», insistono.

Al momento, sembra non esserci alcuna mediazione in vista. Tuttavia, alcune fonti della destra, anche alla luce del risultato referendario e della linea più aperta sui diritti proveniente da Forza Italia, affermano che attualmente non vi è la volontà di forzare la mano su un tema così sensibile. Ciò accende animi tra gli elettori e le elettrici della maggioranza. Di conseguenza, anche la formula del comitato ristretto rischia di diventare solo un modo per prendere tempo, lasciando il provvedimento impantanato o costringendolo a un passaggio in Aula senza i tempi per riportarlo alla Camera prima della fine della legislatura.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere