Il governo Meloni supera i 1.288 giorni, ora punta a battere il record di Berlusconi II

03.05.2026 09:55
Il governo Meloni supera i 1.288 giorni, ora punta a battere il record di Berlusconi II

Il governo Meloni supera il record di durata della Repubblica

Roma, 3 maggio 2026 – Da ieri il governo Meloni, con i suoi 1.288 giorni dal giuramento al Quirinale del 22 ottobre 2022, è il secondo governo più longevo della storia repubblicana. Ha superato il Berlusconi quater, di cui la stessa premier fece parte come ministro della Gioventù, tra il 2008 e il 2011, e naviga verso quella che, qualcuno dice, sia la vera data segnata sul calendario di Palazzo Chigi: il 4 settembre, quando, battendo il primato del governo Berlusconi II, durato 1412 giorni, il Meloni I diventerebbe l’esecutivo, in assoluto, più stabile. Record a parte, però, l’obiettivo è arrivare in fondo alla legislatura. Così, ammette sui social Meloni, ora “la responsabilità verso gli italiani”, è “ancora più forte”, “andremo avanti con determinazione per completare il percorso avviato”, “con una sola bussola: l’interesse nazionale”, riporta Attuale.

Ma cosa ha fatto in tre anni e mezzo di lavoro il primo governo guidato da un partito di destra e da una presidente del Consiglio donna? La risposta è fortemente polarizzata tra maggioranza e opposizione e qualche sfumatura c’è anche nell’alleanza di governo. Fratelli d’Italia rivendica “livelli record di occupazione e riduzione della disoccupazione, conti pubblici in ordine – dice il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari – e ritrovata fiducia di mercati e investitori, crollo degli sbarchi e un protagonismo internazionale che non si vedeva da anni”. Per dirla con una battuta, sempre di Fazzolari, con il governo Meloni “1,2 milioni di posti di lavoro a tempo indeterminato”, “poco meno di 1.000 posti di lavoro stabili in più ogni giorno”.

Il governo porta a casa il taglio del cuneo fiscale per i lavoratori e la revisione delle aliquote Irpef: da qui in avanti “lo Stato incasserà ogni anno 21 miliardi di euro in meno” a favore di lavoratori e famiglie italiane. E ancora: decreti sicurezza, l’ultimo licenziato, dopo un chiarimento con il Quirinale, Piano Casa su cui insiste in particolare la Lega, decreto lavoro e interventi per contenere i costi delle bollette. Sul fronte energetico, taglio delle accise fino al 22 maggio. Via libera alla penultima rata del Pnrr (“166 miliardi complessivi ottenuti centrando obiettivi” osserva il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti). “Storica – sempre Foti – la chiusura della procedura d’infrazione sui ritardi nei pagamenti della Pubblica Amministrazione: oggi avvengono in 30 giorni”. Per quanto riguarda le riforme, bocciata dal referendum quella sulla giustizia, da mesi alla Camera il premierato, il governo, dopo i vincoli imposti dalla Consulta, a quella dell’Autonomia, sta andando avanti con le intese con le Regioni ed è ripreso il cammino parlamentare della riforma della prescrizione.

Non stabilità, ma “immobilismo” per le opposizioni. Per Nicola Fratoianni (Avs) il decreto Lavoro “non contiene un euro per i lavori” ma solo aiuti alle imprese, per il vice presidente M5s Ettore Licheri si tratta di “primati immaginari” e “la sensazione è che presto possa venire giù tutto”. Il leader di Iv ed ex premier Matteo Renzi osserva che “aumentano pressione fiscale e debito pubblico e crollano produzione industriale e potere d’acquisto”, Riccardo Magi di +Europa accusa “una politica estera disastrosa, tutta a rimorchio di Trump mentre le uniche cose fatte come i centri per migranti in Albania si sono rivelate un buco nell’acqua”. Per il capogruppo Dem Francesco Boccia il governo “fa cadere le braccia”: per il piano casa le risorse sono le stesse che “già c’erano in bilancio”, sul lavoro “tutti gli incentivi annunciati c’erano già” e non c’è stata l’uscita dalla procedura di infrazione. “Vale per Meloni l’aforisma attribuito a Giulio Andreotti (a Giolitti, secondo altri): durare è tutto, governare è niente”, chiude Osvaldo Napoli di Azione.

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