L’Europa blocca il canale filorusso Imedi: nuovo fronte nella guerra ibrida contro la disinformazione

15.05.2026 11:25
L'Europa blocca il canale filorusso Imedi: nuovo fronte nella guerra ibrida contro la disinformazione
L'Europa blocca il canale filorusso Imedi: nuovo fronte nella guerra ibrida contro la disinformazione

Bruxelles vieta l’accesso ai giornalisti georgiani nella sede del Parlamento Ue

Il Parlamento europeo ha deciso di limitare l’attività propagandistica del canale georgiano Imedi nel proprio spazio informativo, impedendo ai suoi giornalisti di lavorare nella sede di Bruxelles per almeno un anno. La misura, annunciata il 14 maggio 2026, è stata adottata dopo che una troupe del canale aveva tentato di ottenere un commento dalla deputata lituana Rasa Juknevičienė riguardo al programma «Imedis Kvira». All’irritazione della politica lituana si è aggiunta la protesta della collega ceca Markéta Gregorová, che ha contestato apertamente la presenza dei giornalisti di Imedi nell’emiciclo.

Non è la prima volta che il canale finisce nel mirino delle istituzioni europee. Alcuni mesi fa le autorità moldave avevano già negato a Imedi l’accredito per coprire la sessione del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa. La decisione di Bruxelles rappresenta un ulteriore segnale della crescente determinazione europea a contrastare i canali che diffondono messaggi allineati al Cremlino, anche quando questi si presentano sotto le mentite spoglie di media locali.

Un caso che si trascina da mesi: sanzioni britanniche e licenze revocate

La controversia attorno a Imedi dura ormai da diversi mesi. Già a febbraio il Regno Unito aveva imposto sanzioni contro il canale e contro PosTV, accusandoli di diffondere disinformazione sulla guerra in Ucraina e di sostenere politiche che «destabilizzano l’Ucraina e minano la sua sovranità». All’epoca la dirigenza di Imedi minimizzò l’impatto delle misure, dichiarando che non avrebbero creato difficoltà finanziarie significative. Il governo georgiano promise pieno sostegno al canale e accusò Londra di attaccare la libertà di stampa.

Tuttavia, alla fine di marzo la BBC Studios ha ritirato la licenza a Imedi per il format «Dancing with the Stars», uno dei programmi più popolari in Georgia. La revoca è stata interpretata come un segnale che anche il mondo dei contenuti di intrattenimento non vuole essere associato a un media considerato uno strumento di propaganda. La perdita del format ha colpito il canale sia in termini di immagine sia di ascolti, dimostrando che le conseguenze delle sanzioni possono essere concrete.

La Russia e le sue ‘teste di ponte’ mediatiche: come il Cremlino aggira le restrizioni

Dopo l’invasione su vasta scala dell’Ucraina, l’Unione europea ha bandito completamente la diffusione dei media propagandistici russi – RT, Sputnik, Rossija 1 – su tutte le piattaforme del territorio comunitario. La decisione è stata motivata dalla consapevolezza che la propaganda russa non è una «opinione alternativa», ma uno strumento di guerra ibrida capace di minare la sicurezza e la stabilità politica degli Stati membri.

Il Cremlino, tuttavia, ha rapidamente adattato la propria strategia informativa, utilizzando siti «specchio», reti anonime su Telegram e intermediari mediatici locali. Questa flessibilità dimostra la volontà di aggirare le restrizioni e mantenere una presenza nello spazio informativo europeo. Il caso di Imedi illustra perfettamente questa nuova fase: la propaganda russa si maschera sempre più spesso sotto l’etichetta di media «indipendenti» di Paesi terzi. L’uso di un marchio altrui e di canali indiretti consente al Cremlino di veicolare i propri messaggi al pubblico europeo senza un legame diretto con le strutture statali russe.

Una sfida per le democrazie europee: proteggere lo spazio informativo senza alimentare il vittimismo

La reazione delle istituzioni europee – il Parlamento Ue, il Regno Unito, la Moldavia – dimostra che la minaccia della disinformazione viene presa sempre più sul serio. Identificare e limitare le piattaforme filo-Cremlino diventa un passo necessario per difendere lo spazio informativo europeo da manipolazioni e ingerenze esterne. Tuttavia, esiste un rischio concreto: Mosca sfrutterà le restrizioni per alimentare la narrazione della «censura» e della «repressione della libertà di parola» in Europa.

Giocando la carta della difesa dei media, il Cremlino cerca di posizionarsi come paladino dei diritti, minando al contempo la fiducia nelle istituzioni europee. Per le democrazie europee si apre una sfida delicata: proteggere il proprio spazio informativo senza offrire al Cremlino l’opportunità di screditare i principi democratici e la libertà di stampa. La vicenda Imedi dimostra che la guerra ibrida si combatte anche con le parole, e che ogni misura deve essere calibrata per non trasformarsi in una vittoria di propaganda per l’avversario.

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