Accordo sulla riforma elettorale: il centrodestra trova una sintesi
La maggioranza ha raggiunto un accordo sull’emendamento per le preferenze nella riforma elettorale. L’intesa è emersa da un vertice questo pomeriggio tra i leader del centrodestra, presieduto da Giorgia Meloni, dedicato a vari temi, tra cui la legge elettorale. Con il segretario nazionale di Fi, Antonio Tajani, il leader della Lega Matteo Salvini e il presidente di Noi Moderati, Maurizio Lupi, è stata tracciata una road map nella speranza di mantenere la compattezza attraverso la collaborazione. La legge elettorale ha superato l’impasse di Montecitorio, dove, più di due settimane fa, un emendamento proposto da Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc era stato bocciato per un solo voto. Tuttavia, l’accordo è vincolato dalle scadenze legislative, con la presentazione degli emendamenti fissata per il Primo settembre, mentre il governo affronterà contemporaneamente diverse questioni, dalla difesa all’energia, sullo sfondo della Manovra 2027, riporta Attuale.
“Presenteremo lo stesso emendamento della Camera sulle preferenze, con l’alternanza di genere“, ha confermato il senatore dell’Udc Antonio De Poli al termine della riunione tecnica del centrodestra sulla legge elettorale. La trattativa è durata due ore e si è conclusa con un’intesa. Gli sherpa si sono riuniti ieri in via della Scrofa, sede di Fratelli d’Italia, con la partecipazione di Giovanni Donzelli e Angelo Rossi per FdI, Roberto Calderoli e Andrea Paganella della Lega, Lorenzo Cesa dell’Udc, Alessandro Colucci di Noi Moderati, Stefano Benigni e Alessandro Battilocchio per Fi, insieme al nuovo senatore azzurro Roberto Rosso, emissario della capogruppo Stefania Craxi.
Il nuovo testo prevede la selezione di fino a tre candidati con capilista bloccati. La novità principale è che i candidati saranno distribuiti assicurando l’alternanza di genere, fissando un tetto massimo del 60% per ciascun sesso tra i capilista. Tale limite non si applica a ciascun candidato individualmente, ma all’insieme dei capilista proposti nelle diverse circoscrizioni, con l’obiettivo di garantire un equilibrio tra uomini e donne nelle posizioni più idonee all’elezione, lasciando però ai partiti la libertà di scegliere il proprio candidato di riferimento.
L’emendamento originale, proposto alla Camera, prevedeva il ritorno delle preferenze e il mantenimento dei capilista bloccati senza limitazioni sul genere. Esso stabiliva l’alternanza tra i sei nomi sulla scheda elettorale, compresi i capilista, senza un vincolo numerico specifico. Al Senato, però, il nuovo testo fissa un limite di rappresentanza per ciascun genere tra i capilista, mirando a rinforzare il principio dell’alternanza senza alterare il concetto della riforma.
Secondo la maggioranza, l’attuale formulazione della riforma metterebbe in difficoltà il campo largo, costringendolo a definire alleanze e programmi anticipatamente, in particolare il programma. Una riforma, affermano nel centrodestra, contro alleanze “innaturali” che si instaurano post-voto, richiamando esperienze passate.