Caso Resinovich, il perito analizza i sacchi neri in cerca di impronte; le novità dopo cinque anni

26.06.2026 10:25
Caso Resinovich, il perito analizza i sacchi neri in cerca di impronte; le novità dopo cinque anni

Indagini sul delitto di Liliana Resinovich: nuove analisi per svelare i misteri

Trieste, 26 giugno 2026 – Le analisi sui sacchi neri da spazzatura che avvolgevano il corpo di Liliana Resinovich potrebbero fornire risposte cruciali. Questa mattina, un perito designato dalla procura ha iniziato il lavoro per esaminare le evidenze. Inizialmente, non furono trovate impronte quando la 63enne di Trieste scomparve il 14 dicembre 2021 e il suo corpo fu rinvenuto il 5 gennaio 2022. Dal 2025, le indagini sono in corso per omicidio, con il marito Sebastiano Visintin come unico indagato, riporta Attuale.

Le tecnologie forensi stanno evolvendo rapidamente: gli strumenti utilizzati per rilevare le impronte potrebbero rivelare nuovi dettagli. Abbiamo parlato con Silvestro Marascio, dattiloscopista forense e autore del manuale ‘Dattiloscopia forense’, per capire come operano gli esperti nella ricerca delle impronte e quali fattori influenzano il processo.

Marascio sottolinea l’importanza della tenuta e custodia del reperto. “Per analizzare le impronte, è essenziale considerare le caratteristiche della superficie che le ospita, che possono essere porose, non porose o semi-porose. La qualità dell’impronta è influenzata dalla permeabilità all’acqua della superficie stessa”, spiega. L’impronta è una duplicazione di ciò che abbiamo sulle dita, creata dall’esudato papillare, o sudore, che viene trattenuto in base alla superficie. “Vari metodi, tra cui tecniche ottiche e chimiche, sono utilizzati per evidenziare queste impronte”, continua.

Ma come è possibile scoprire impronte dopo cinque anni? Marascio rassicura: “Ogni reperto deve essere riesaminato come se fosse la prima volta. Il primo step rimane l’ispezione dettagliata della prova”.

La durata dell’impronta dipende da diversi fattori, incluso il tipo di superficie e le condizioni ambientali. “Un ambiente umido, come una cantina, può preservare l’impronta più a lungo rispetto a quello di un bosco, dove vari agenti atmosferici e fauna possono degradare la traccia”, chiarisce.

Marascio cita un esempio noto: “L’omicidio di Alberica Filo della Torre dimostra come un’impronta possa emergere dopo anni. Il suo maggiordomo è stato incastrato 20 anni dopo grazie a un’impronta trovata su una federa”.

Riguardo al caso di Resinovich, sottolinea che “l’impronta fornisce sempre indizi per le indagini”. Può svelare l’identità di chi l’ha lasciata, ma anche possibili tracce di materiale genetico. Questo rende possibile il recupero di evidenze pertinenti anche a distanza di anni, soprattutto in ragione dei progressi nelle tecnologie forensi e nelle metodologie di raccolta di tracce nel tempo.

Marascio conclude parlando delle innovazioni nel suo lavoro: “Oggi si avvale di tecnologie avanzate, come l’intelligenza artificiale per identificare modelli e l’utilizzo di software specializzati. Le formule chimiche delle polveri dattiloscopiche sono state migliorate per aumentare la precisione nelle analisi, rendendo possibile identificare tracce in modo più dettagliato rispetto al passato”.

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