Chi è Reza Pahlavi, il figlio dello scià, ora candidato a guidare un’iraniana transizione

11.01.2026 14:05
Chi è Reza Pahlavi, il figlio dello scià, ora candidato a guidare un'iraniana transizione

Reza Pahlavi: Pronto a guidare un governo di transizione dall’estero

Nel corso delle manifestazioni a Teheran, dove i cittadini gridano «Morte al dittatore» e «Libertà», risuona il nome di Reza Pahlavi, l’ex principe ereditario dell’Iran, che si propone come un possibile leader per chi cerca un’alternativa alla Repubblica islamica. I manifestanti, che da due settimane protestano contro il regime, vedono in Pahlavi un simbolo di speranza e di modernizzazione. Da Parigi, Pahlavi ha annunciato: «Sono pronto a guidare un governo di transizione», sottolineando la necessità di costruire un futuro democratico e non di ripristinare il passato, riporta Attuale.

Pahlavi, nato a Teheran nel 1960, è l’unico erede maschio della dinastia Pahlavi. Dopo aver trascorso la sua giovinezza tra la corte e gli studi in scienze politiche negli Stati Uniti, l’ex principe ha vissuto l’esilio dopo la rivoluzione del 1979, che ha portato alla caduta della monarchia. Oggi, a 65 anni, ha tentato più volte di assumere un ruolo attivo nella politica iraniana, senza successo. Tuttavia, la sua figura riemerge prepotentemente nelle attuali manifestazioni di protesta, in particolare in risposta all’uso della forza da parte del regime e al conflitto recente con Israele.

Il nome di Pahlavi continua a suscitare reazioni contrastanti: per i monarchici rappresenta un’era di modernizzazione, mentre per altri è associato a violenze e repressione perpetrate dal regime di suo padre, che utilizzava la Savak, la polizia segreta. Nonostante ciò, Pahlavi si distacca dalle violenze, rifiutando l’estremismo rappresentato dai Mojahedin del popolo e chiedendo un processo pacifico di transizione.

Attualmente, gode di un ampio sostegno da parte di Israele, con cui i Pahlavi hanno storicamente buoni rapporti. Tuttavia, esperti avvertono che la sua recente popolarità potrebbe essere esagerata. Pahlavi si propone non come un restauratore, ma come un promotore di elezioni libere e diritti di stato, sforzandosi di guadagnare la fiducia di un popolo scosso da mesi di proteste e repressioni. I suoi sostenitori lo vedono come l’unico leader capace di rappresentare un cambiamento significativo in Iran, mentre i detrattori lo considerano troppo legato a potenze estere e poco preparato ad affrontare le complesse dinamiche interne del paese.

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