Il governo italiano proroga il taglio delle accise sul gasolio per tre settimane
Il governo proroga il taglio delle accise, ma si muove lungo un percorso stretto: solo tre settimane di intervento focalizzato sul gasolio senza misure strutturali. Nella giornata in cui il Documento di finanza pubblica ottiene l’approvazione del Parlamento, Giorgia Meloni annuncia, al termine del Consiglio dei ministri, un intervento volto a mitigare l’impatto immediato dei carburanti, riporta Attuale.
Il quadro è tracciato da Giancarlo Giorgetti, che sottolinea come l’Italia si trovi a fronteggiare il debito più alto d’Europa. Secondo Giorgetti, un Paese indebitato “non è totalmente libero”. Il nuovo provvedimento differisce da quelli passati: il taglio delle accise sul gasolio rimane a 20 centesimi al litro, mentre per la benzina lo sconto è ridotto a 5 centesimi. La premier Giordania giustifica questa differenziazione con l’andamento contrastante dei prezzi: la benzina ha registrato un aumento del 6%, mentre il gasolio è salito del 24%. Di conseguenza, la decisione di proteggere il gasolio, cruciale per il settore dell’autotrasporto, della logistica, dell’agricoltura e delle filiere produttive.
Meloni precisa, tuttavia, i limiti politici dell’operazione, avvertendo che un taglio strutturale delle accise potrebbe “azzerare tutte le risorse” disponibili entro la fine dell’anno. Sebbene sia favorevole al taglio, insieme a Matteo Salvini, la premier avverte che il contesto economico “non sarà facilissimo”. Resta la promessa, ma i vincoli di bilancio non permettono attualmente un provvedimento permanente.
Il fulcro della giornata è senza dubbio il Dfp. Giorgetti sostiene la revisione delle stime di crescita con un approccio di “serietà e prudenza”. L’0,5% già registrato dall’Istat è in linea con le previsioni governative, sempre che non si verifichino nuovi shock o un’ulteriore recessione. Sul deficit al 3,1%, il ministro richiama l’attenzione sul peso del Superbonus, menzionando un volume di domande definito “anomalo”. Giorgetti respinge anche l’accusa di aver restritto le opzioni con il nuovo Patto di stabilità, sostenendo che il quadro precedente avrebbe comportato conseguenze peggiori.
La maggioranza giunge al voto in un clima di tensione. La risoluzione viene corretta all’ultimo momento per accogliere le richieste della Lega, che chiedeva di chiarire il percorso verso una possibile sospensione delle norme europee. Nel testo si sottolinea l’impegno a intraprendere colloqui con Bruxelles per riconoscere l'”eccezionalità” della situazione, anche in vista dell’attivazione delle clausole di salvaguardia. Viene richiamato il contesto della guerra e l’impatto squilibrato dei costi energetici. Claudio Borghi rivendica il risultato: la questione sollevata dalla Lega è stata accolta. Giorgetti prova a chiudere la polemica, affermando che “è la politica”, spiegando di aver validato personalmente il testo. Tuttavia, la questione rimane centrale: l’Italia cerca flessibilità dall’Europa non solo per la difesa, ma anche per energia, famiglie e imprese.
Il ministro osserva che è difficile sostenere una clausola di fuga per le spese militari negandola agli aiuti contro l’alto costo dell’energia. Roma cercherà alleanze tra i principali Paesi europei, ma dovrà affrontare l’opposizione dei Paesi frugali e la propria vulnerabilità finanziaria. La situazione presentata al Parlamento è severa. L’Italia paga le scelte del passato: ha rinunciato all’energia nucleare, a differenza di Francia e Spagna, e ha meno margine fiscale rispetto alla Germania. Il debito limita le opzioni, aumenta il costo delle decisioni e costringe a mantenere la fiducia dei mercati. Ogni scostamento resta delicato: può finanziare interventi immediati, ma potrebbe riflettersi su spread, tassi, mutui e credito alle imprese. Le opposizioni interpretano il Dfp come un fallimento, con attacchi da parte del Pd, critiche di Avs e avvertimenti del M5s contro scostamenti legati alle spese militari. Tuttavia, il nodo centrale trascende la polemica. La proroga selettiva delle accise evidenzia la nuova sfida della politica economica: proteggere i redditi e la produzione senza compromettere la credibilità di bilancio. Questa questione sarà cruciale per i negoziati europei, per la prossima manovra e per la solidità economica del governo.