La disputa su Taiwan alimenta i profitti delle aziende cinesi

10.07.2026 12:25
La disputa su Taiwan alimenta i profitti delle aziende cinesi

Limitazioni cinesi sulle esportazioni di terre rare mettono in crisi le aziende giapponesi

Dall’inizio dell’anno, la Cina ha imposto restrizioni sulle esportazioni di alcune terre rare, elementi cruciali per molte tecnologie moderne. Questa decisione è stata, inizialmente, una risposta a tensioni diplomatiche con il Giappone, ma ora ha gravi ripercussioni per le aziende giapponesi, che stanno perdendo competitività a favore dei loro omologhi cinesi, riporta Attuale.

Le controversie tra Cina e Giappone sono iniziate nello scorso novembre, quando la prima ministra giapponese, Sanae Takaichi, ha dichiarato in parlamento che il Giappone potrebbe rispondere militarmente a un eventuale attacco cinese a Taiwan. Taiwan, autogovernata e democratica, è vista dalla Cina come parte integrante del suo territorio, con l’impegno di riconquistarla, anche tramite la forza.

In risposta alle dichiarazioni di Takaichi, la Cina ha attuato una serie di ritorsioni economiche, tra cui il blocco parziale delle esportazioni di terre rare, considerate a doppio uso per applicazioni civili e militari, come disprosio, terbio e ittrio. Le terre rare, un gruppo di 17 metalli fondamentali utilizzati in varie tecnologie, non sono realmente rare ma concentrate in poche aree del pianeta.

La Cina detiene circa il 70% della produzione mondiale di terre rare e il 90% della loro lavorazione, un monopolio che le consente di esercitare pressione economica su altri paesi. Sebbene i divieti attuali riguardino solo alcune terre rare, l’industria giapponese sta già subendo gravi danni.

Le aziende che si occupano della lavorazione di terre rare sono le più colpite. Shin-Etsu Chemical, ad esempio, ha smesso di accettare nuovi ordini di magneti contenenti disprosio a causa della mancanza di scorte. Anche TDK, Citizen e Omron hanno avvertito che le loro riserve di terre rare sono in esaurimento.

Questa situazione offre un’opportunità significativa alle aziende cinesi, non solo per conquistare i clienti giapponesi, ma anche per salire nella catena del valore, trasferendosi dalle fasi di produzione iniziali, meno remunerative, a lavorazioni più complesse e profittevoli. Alcuni clienti, precedentemente legati ai fornitori giapponesi, si stanno rivolgendo direttamente ai produttori cinesi, che possono garantire forniture più stabili e accesso più facile alle materie prime.

Dal gennaio 2025, le azioni delle aziende cinesi che producono beni utilizzando ittrio hanno registrato un aumento tra il 74% e il 312%, suggerendo una fiducia generale degli investitori nell’idea che queste aziende avranno un ruolo crescente in futuro.

1 Comment

  1. Incredibile come una questione di politica possa causare danni così enormi a un’intera industria. E poi ci chiediamo perché il Giappone fatichi a restare competitivo… Forse è ora di pensare a strategie di approvvigionamento alternative? Mah, la geopolitica è un gioco pericoloso.

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