Roberto Vannacci attacca la destra di governo e denuncia il tradimento politico
Durante un discorso nella costituente di Futuro nazionale, il generale Roberto Vannacci ha lanciato un duro attacco all’attuale governo italiano guidato da Giorgia Meloni, definendo l’amministrazione “subalterna” alle multinazionali e agli istituti finanziari sovranazionali. Al centro della sua critica, vi è ciò che definisce il perpetuo “sistema Draghi”, fonte di insoddisfazione tra i suoi sostenitori, riporta Attuale.
Tra gli applausi del pubblico, Vannacci ha affermato: “Siamo orgogliosi di essere lo scarto, siamo orgogliosi di essere la feccia”, rifiutando di scusarsi per le etichette negative che spesso gli vengono apposte. L’ex generale ha ribadito che Futuro nazionale, con le sue centomila iscrizioni in tre mesi, può rivelarsi fondamentale per una rifondazione nazional-sovranista della coalizione di centrodestra.
Vannacci ha delineato le “linee rosse” per entrare nel movimento, minimizzando l’importanza delle attuali forze politiche, affermando che non si piegherà alle pressioni della destra di governo. “Diciamolo insieme: l’Italia agli italiani”, ha esclamato davanti a quasi duemila persone riunite all’Auditorium della Conciliazione, luogo simbolico per il concordato del 1929.
La sua agenda politica ruota attorno a temi come la migrazione, la sicurezza e l’accusa di tradimento riflessa nella critica alla gestione governativa. In risposta alle accuse del vicepremier Antonio Tajani, che lo ha definito una “quinta colonna” del centrosinistra, Vannacci si è mostrato risoluto: “Non rispondo alla presidente del Consiglio, se ha una domanda da fare me la farà direttamente”. Le tensioni interne alla coalizione di governo stanno spingendo verso l’ipotetica formazione di liste civiche in grado di contrastare l’avanzata del nuovo movimiento politico.
Con un approccio diretto, Vannacci ha posizionato Futuro nazionale come un’alternativa forte nel panorama politico italiano, affermando che la civiltà occidentale rischia di “scomparire in pochi decenni”. La sua proposta politica, profondamente radicata nella cultura romana e cristiana, propone una visione di un’Italia forte e autonoma, distante dalle influenze globali.