Dimissioni di Chiara Appendino: crisi di identità nel Movimento 5 Stelle
Le dimissioni formali da vicepresidente di Chiara Appendino, ex sindaca di Torino e deputata, hanno messo in luce tre aspetti cruciali del Movimento 5 Stelle durante il Consiglio nazionale, dove ha denunciato i “deludenti” risultati elettorali e la mancanza di “identità e direzione politica”. Si evidenzia che Giuseppe Conte rimane saldo alla guida del Movimento; inoltre, Appendino non intende, per ora, mettere in atto manovre contro la leadership né l’alleanza con il PD, da cui chiede però maggior autonomia, riporta Attuale.
In aggiunta, le elezioni regionali (Marche, Calabria, Toscana) hanno mostrato come, date le specificità del voto per il governo locale, il Movimento si trovi in difficoltà a fronteggiare un contesto di bipolarismo rinvigorito, che rende difficile affermare la propria identità rispetto agli altri partiti.
Le dimissioni di Appendino, avvenute a una settimana dalla rielezione delle cariche, più che un tentativo di fronda, appaiono come una denuncia della crisi elettorale del Movimento. La deputata ha lamentato di non aver potuto comunicare con i parlamentari senza subire un “processo” e minacce di “inchiesta” sulla diffusione del suo annuncio.
Appendino ha dichiarato: “Voglio dare un segnale politico: dobbiamo aprire una discussione vera e invertire la rotta”. Secondo lei, “dopo l’ennesimo risultato deludente alle regionali, non possiamo continuare a dirci che va tutto bene. Il problema è nella nostra identità, nella direzione politica”. L’ex sindaca, pur non mettendo in discussione l’alleanza col PD, ha sostenuto che “solo un Movimento 5 Stelle con le mani libere, con una forte identità, può essere parte di un fronte progressista capace di cambiare le cose e battere la destra”.
Il passaggio verso una nuova direzione non è semplice. Appendino ha identificato giustamente la crisi di consensi dei 5 Stelle, mentre Conte ha mantenuto a galla il Movimento nonostante un’accresciuta pressione bipolare e la perdita di figure chiave come Gianroberto Casaleggio. Attualmente, il leader punta sulle primarie, che potrebbero riallacciare il consenso al Movimento tramite una possibile riforma elettorale con premio di coalizione auspicata dal partito della premier. La voce critica di Appendino potrebbe rappresentare un’alternativa per garantire un futuro al Movimento 5 Stelle.